calendario Febbraio, Marzo e Aprile

Febbraio

Sabato 24
DIONISIO: Mito, Rito, Teatro
Relatore: Dott.ssa Diana Perego
ore 21:00 presso la sede dell’Associazione Scanagatta in via dell’Arco a Varenna


Marzo+

 
Sabato 24
LOMBARDIA: si mangia il trenta mila… e molte donne vi sono ch’hanno barba
Gli appunti irriverenti, ironici e poetici di Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico.
Relatore: Raffaella Marzolla
ore 21:00 presso la sede dell’Associazione Scanagatta in via dell’Arco a Varenna

 Martedì 27
ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI CON IL RINNOVO DELLE CARICHE ASSOCIATIVE
ore 21:00 presso la sede dell’Associazione Scanagatta in via dell’Arco a Varenna

Per una partecipazione attiva all’Associazione si invita a farci pervenire eventuali candidature entro il giorno 25 marzo
Aprile
Sabato 21
IL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE PERLE DI VETRO: dall'antichità fino alle produzioni veneziane, all'inseguimento di tecniche, significati e valori nascosti
Relatrice: Dott.ssa Marina Uboldi



 

Dioniso. Mito, rito, teatro

La conferenza si propone di approfondire una delle divinità più complesse e misteriose dell’Olimpo greco: Dioniso. Verranno ripercorsi i miti principali che lo riguardano e i culti a lui riservati. Particolare attenzione sarà dedicata a Dioniso in quanto ‘dio del teatro’, al quale furono dedicate le rappresentazioni nel teatro di Atene in occasione delle feste panelleniche delle Grandi Dionisie.
La conferenza si propone di essere divulgativa e piacevole. La narrazione sarà accompagnata da numerose immagini di siti archeologici, sculture, pitture vascolari.
Vi aspetto numerosi.

Diana Perego
PhD Università degli studi di Firenze
 

Giubiera, immagini











Dalla stampa LINK

Giubiera



Associazione culturale L. Scanagatta

Organizza

Con la collaborazione del gruppo

Alpini di Varenna
         
La “Giubiera”
         
Giovedì 25 Gennaio 2018 – ore  20.30

Ritrovo in piazza S. Giorgio

Al termine del tradizionale percorso
   
ci  troveremo  tutti


presso la sede in Contrada Dell’Arco

con torte e vin brulè
                    





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 Che cosa è la Giubiera?

 

 Si suppone che questa tradizione ricorrente ogni ultimo giovedì di gennaio risalga al periodo romano. Forse anche le antiche feste sementine del calendario latino, che ricorrevano sul finir di gennaio, hanno avuto una loro parte nella genesi di questa tradizione che vede mescolato il culto di Giove (da qui la celebrazione di giovedì) con le feste delle sementi, infatti, il Dio era venerato anche come protettore dell’agricoltura. La tradizione nei nostri territori risale quindi ai tempi remoti delle colonizzazioni etrusche e romane, qualcosa insomma come due millenni addietro, in cui si celebrava questo rito pagano con lo scopo di propiziare una buona primavera per avere raccolti abbondanti. La fine della stagione fredda e l’avvicinarsi del momento della rinascita primaverile erano accolte con giubilo, da qui il termine locale “Giubiera”. In seguito il rito si trasformò in una festa rumorosa per la scacciata dell’inverno. Anticamente si trascinavano le catene dei camini, sporche di fuliggine, per le contrade del paese fino alla loro totale pulizia.

 

Attività 2018


25 - LA GIUBIERA: tradizionale festa popolare

“per scacciare l’inverno”

Febbraio

24 DIONISIO: Mito, Rito, Teatro

Relatore: Dott.ssa Diana Perego

Marzo

24 LOMBARDIA: si mangia il trenta mila… e molte donne vi sono ch’hanno barba

Gli appunti irriverenti, ironici e poetici di Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico.

Relatore: Raffaella Marzolla

Aprile

21 IL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE PERLE DI VETRO: dall'antichità fino alle produzioni veneziane, all'inseguimento di tecniche, significati e valori nascosti

Relatrice: Dott.ssa Marina Uboldi

Settembre

29 DA SHANGHAI A CANTON

Immagini e testimonianze di viaggio di Pupa ed Enrico Besta

Ottobre

27 – L’ESPLOSIONE DEL PENSIERO ASTRATTO IN, HOMO SAPIENS

Relatore: Prof. Dario Cremaschi

Novembre

24 - SPINA (FE): una vivace città etrusca alla foce del Po

Relatrice: Dott.ssa Cecilia Stoppani

Dicembre

- CENA SOCIALE REGIONALE: “Cucina tipica piemontese

L'origine del Lago di Como, degli altri laghi Prealpini e della pianura Padana

Già da qualche decennio è stato appurato che i nostri grandi laghi prealpini, diversamente da quanto veniva insegnato fin dalla fine dell’800, non sono stati scavati dai ghiacciai, bensì da fiumi che scorrevano prima delle glaciazioni e nei periodi caldi tra le stesse. Ma scoprire che le celeberrime “valli glaciali a U" in realtà non esistono, o che il cosiddetto anfiteatro morenico della Brianza non è affatto formato da morene, oltre ai curiosi di geologia lascerà spiazzato anche più di un addetto ai lavori. Sono solo alcune delle affermazioni, documentate in modo scientificamente ineccepibile, che rendono affascinante la lettura di un volume edito in questi giorni dall’associazione culturale “Luigi Scanagatta” di Varenna: “L’origine del Lago di Como, degli altri laghi prealpini e della Pianura Padana”, opera di un eminente geologo scomparso nel novembre 2016 a Mandello, il prof. Gian Clemente Parea, già docente all’Università di Modena e socio della “Scanagatta”, che nel testo ha riassunto tutta una serie di considerazioni maturate durante una lunga e intensa vita di studi. Rivolto anche ai non specialisti e corredato di un glossario di termini tecnici, il libro – il cui editing è stato curato da Giancarlo Colombo – prende spunto da una semplice quanto intrigante constatazione: tutti i grandi bacini lacustri del nord Italia sono contenuti in un’unica ristretta area ai piedi della catena alpina, situazione da cui l’autore muove per indagare sulle modalità della loro formazione giungendo a conclusioni sorprendentemente innovative nei confronti dell’establishment geologico. Chi fosse interessato all’acquisto del volume, in vendita al prezzo di 25 Euro, può contattare l’associazione al recapito E-mail ass.scanagatta@tin.it
 

conferenza Noi Uomo Sapiens

Presentazione della conferenza “Noi, Homo sapiens

Tre anni fa avevo introdotto questo ciclo di conferenze che si prefiggono di fornire una panoramica generale sulle specie umane dall’inizio del genere Homo fino a noi.

Nella prima conferenza (2014) ci eravamo concentrati soprattutto sulla comparsa intorno a 2,8 milioni di anni fa delle prime specie umane in relazione a forti cambiamenti climatici. Alcune specie costituivano ancora una via di mezzo tra gli Umani e gli Australopiteci (Homo rudolfensis, H. habilis), altre erano già più o meno strettamente umane (H. naledi, H. ergaster, H. floresiensis, H. georgicus, H. erectus, H. antecessor). Tra queste di gran lunga la più importante fu H. ergaster. In due milioni di anni ci sono state solo due invenzioni, riguardanti entrambe la lavorazione della pietra. In conclusione questo primo cespuglio di specie ha contribuito a dare una forma al genere Homo, ma era ancora l’abbozzo. La pienezza è emersa solo con le specie successive: H. heidelbergensis, “figlio” di Homo ergaster e nostro “padre”, H. neanderthalensis, nostro “fratello”, e H. sapiens, cioè la nostra specie.

 Nella seconda conferenza (2015) si è fortemente sottolineato che è con H. heidelbergensis (cioè con l’Uomo di Heidelberg, vissuto da 800-700 fino a forse 80mila anni fa) che si è verificata una vera impennata mentale che ha avvicinato il genere Homo fortemente a noi. Si sono descritte le numerosissime e profonde innovazioni comparse con lui in 200-300mila anni nella lavorazione degli strumenti in pietra, nelle lance e nei giavellotti (compresi quelli compositi), nelle asce immanicate, nell’uso del fuoco per illuminare, scaldare e cuocere, oltre che per scopi tecnologici (tra cui l’estrazione della pece), nella costruzione di capanne e infine nei primissimi segni artistici. L’Uomo di Heidelberg si è inventato la prima tecnica di produzione in serie e il primo metodo chimico.

Nella terza conferenza (2016) ci si è concentrati sull’Uomo di Neandertal, vissuto tra 250 e 40mila anni fa, il primo uomo che è vissuto e sopravvissuto nei freddi intensi dei periodi glaciali. Tutte le specie umane precedenti erano vissute in climi caldi o temperato-caldi. L’Uomo di Neandertal ha usato ampliamente tutte le invenzioni di suo”padre”, l’Uomo di Heidelberg, applicandole con molta più costanza nella quotidianità. Benché solo onesto artigiano e non grande inventore, in circa 200mila anni ha portato su questa Terra: una nuova tecnologia su osso invece che su pietra, il riparo in grotte e la loro organizzazione, un certo tipo particolare di capanne, l’uso abituale del fuoco e delle lance composite, le piante medicinali, l’uso di calzature e vestiti, il seppellimento dei morti e il primo sentimento religioso, un certo livello di ornamento personale a base di segni colorati, penne, collane di conchiglie, di denti, di artigli d’aquila e infine, forse (un forse da sottolineare), il primo flauto e la musica. Malgrado tutto, dunque, non poco.

Ed ecco che nel nostre esame delle specie umane siamo arrivati alla nostra specie, a noi, Homo sapiens. La sua comparsa sarà l’oggetto di questa nuova serata dedicata al genere Homo.

 

Dario Cremaschi è stato Professore Ordinario di Fisiologia Generale presso l’Università degli Studi di Milano (Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali). Ha studiato alcuni dei funzionamenti di base degli esseri viventi (trasporti di ioni, acqua e sostanze organiche attraverso le membrane biologiche) alla luce dei principi sia chimico-fisici sia evoluzionistici. È stato referee di numerosissime riviste internazionali, oltre che dei piani scientifici dell’Unione Europea. È autore di più di 200 articoli scientifici (in gran parte su primarie riviste internazionali) e di 3 libri di fisiologia.